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La nostra Storia

Il Telegrafo del 22 settembre 1961 informa i lettori che a Viareggio nasce una nuova scuola: l’Istituto Professionale di Stato, che avrà sede propria anche se «provvisoria» nel palazzo Moretti di via Mazzini, in attesa che l’Amministrazione Comunale deliberi l’opportunità di dare al neonato istituto un edificio più idoneo e suo. L’articolista indica nel prof. Raffaelli lo strenuo paladino della lodevole iniziativa ed elogia la nascita di questa istituzione destinata ad aprire nuovi sbocchi professionali ai giovani versiliesi.

Possiamo far cominciare così la storia del nostro Istituto, un Istituto alla perenne ricerca di una sua sede adeguata e definitiva, un Istituto costretto per ragioni varie, a peregrinare per la città, e che solo da pochi anni ha finalmente trovato la sua "stabile dimora”.

Gli anni post bellici avevano lasciato, oltre a tutto il resto, gravi problemi edilizi e di abitabilità, la sistemazione delle scuole non sembrava la cosa più urgente.

Gli istituti esistenti erano male arredati, sprovvisti quasi del tutto del materiale didattico e scientifico e in sedi inadatte per la dignità e la serietà che gli studi comportano.

La nostra scuola trovò così sede provvisoria nel vecchio palazzo Moretti in via Mazzini. Fu una novità e un fatto estremamente importante nell’indirizzo e nella scelta degli studi dei giovani versiliesi, perché il neo istituto offriva nuove specializzazioni. I corsisti infatti potevano ottenere le qualifiche di:
Segretario d’azienda,
Contabile d’azienda,
Corrispondente commerciale,
Steno-dattilografo in lingue estere

Il palazzo Moretti era ed è un edificio di buona fattura, costruito nel lontano 1874 con lo scopo di accogliere i bambini bisognosi di cure marine, provenienti da tutta la provincia di Lucca. L’esterno è ancora oggi austero e gradevole, anche se bisognoso di restauri.

L’interno tuttavia non era assolutamente adatto per accogliere una scuola, non essendo nato con questa destinazione. Comunque nel suo primo anno di vita accolse 87 iscritti, per salire a ben 181 l’anno successivo. Le cifre dimostrano la vitalità del nuovo corso di studi.

Ne assunse la presidenza il prof. Cesare Milani, un educatore e un uomo di scienza che vantava lunga e provata esperienza in fatto di scuole tecniche.

Su proposta dei docenti il Consiglio Comunale deliberò di intitolare l’Istituto a G. Marconi spesso ospite illustre (e forse il più illustre) di Viareggio, anche se alcuni docenti avrebbero preferito chiamarlo L. Einaudi.

Organizzata la sua scuola, il Milani è di nuovo all’opera con gli esponenti del Comune di Seravezza per la costituzione nel loro Comune di una sezione staccata della scuola viareggina. Pochi illuminati fornirono locali e mezzi decorosi per ospitare la nostra succursale.

Così nel 67, grazie alla iniziativa appassionata del prof. Milani, Seravezza vide istituita la attuale Scuola Coordinata offrendo un decoroso sbocco professionale ai giovani del Serra, del Vezza e comuni viciniori.

Il Comune di Viareggio non era affatto insensibile al problema edilizio, tanto che in data 4 settembre 63 l’Ufficio Tecnico presentava una sua proposta per il "Nuovo edificio per l’Istituto Prof.le per il Commercio G.Marconi da erigersi in Viareggio” e più precisamente in Darsena nell’area in cui poi verrà edificato l’istituto C. Piaggia.

Il progetto che aveva ottenuto l’approvazione sia della Prefettura di Lucca che del Ministero della Pubblica Istruzione, con decreto 30/9/61 n. 1932 e pubblicato sul Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale, venne inspiegabilmente abbandonato.

Le lamentele del preside Milani continuarono. Correva l’anno 68 ricordato come l’anno della contestazione giovanile.

LA CRESCITA DEL PROFESSIONALE

Nel 69/70 il preside Milani lascia l’incarico per raggiunti limiti d’età. Gli subentra il prof. Mario Lo Russo suo valido aiuto nella funzione di vice preside già da diversi anni.

Un aspetto della contestazione globale riguarda anche i problemi dell’edilizia, punto dolente del Marconi. Il Comune nel suo piano quinquennale promette la costruzione di un edificio di 16 aule al Marco Polo, come nuova sede dell’Istituto Professionale, senza però fissare alcuna data. Promesse rimaste sulla carta…

Alcuni fatti significativi vengono a segnare gli anni scolastici 1971/72 e 1972/73.

Nel primo, oltre al rinnovarsi dell’attrezzatura tecnico-didattica, le stufe a carbone vengono sostituite dalle più moderne ma non meno pericolose stufe a kerosene. Fino ad allora Nilo Del Pistoia, il custode, persona gioviale e arguta, che purtroppo oggi ci ha lasciati, d’inverno alle prime luci dell’alba provvedeva pazientemente a caricare di carbone e ad accendere una per una tutte le stufette. Le nuove stufe ridussero non poco il suo lavoro e le sue levatacce mattutine, anche se, nelle tarde ore della mattinata, con molto traffico, ogni stufetta doveva essere spenta e ricaricata di kerosene per il giorno successivo.

Proprio in quest’anno scolastico dicevamo, prende le sue mosse una lodevole iniziativa del nostro Istituto: il rapporto con la Casa di Riposo "Sacro Cuore”. Andò così: La Casa di Riposo aveva chiesto alla scuola l’invio di auguri natalizi per i suoi vecchietti, e gli alunni con alcuni insegnanti decisero di andare di persona a trovarli, organizzando un piccolo spettacolo. E da allora, puntualmente, il graditissimo spettacolo si è ripetuto ogni anno, fino ad oggi, durante il periodo di Carnevale. Due ore di spensieratezza e di svago perché i cari vecchietti si sentano anche loro coinvolti nella festosa allegria del Carnevale, proprio quando Viareggio vive le sue grandi giornate.

Il 72/73 invece ricorda un evento drammatico. La scuola era alle prese coi soliti problemi: pavimenti sconnessi, servizi igienici fatiscenti, mancanza di palestre, di archivi, fino al riscaldamento, non centralizzato, poco funzionale, non idoneo e potenzialmente pericoloso. Le nuove stufette, insufficienti, emanavano cattive esalazioni. Il deposito delle bombole, situato allo stesso piano delle aule, aumentava un potenziale rischio di incendio.

Sfortunatamente le bombole non solo presero fuoco ma esplosero.

L’inchiesta subito ordinata dal Pretore Ing. Renato Manzelli ha attribuito il disastro a corto circuito provocato da impianto elettrico deteriorato ed insufficiente a sopportare il dovuto carico di corrente.

I giornali come ben si può immaginare, diedero ampio risalto all’evento perché fu un vero miracolo se non si ebbero vittime; erano infatti le ore 11 del 23 dicembre, ultimo giorno di scuola e gli alunni erano appena usciti beneficiando della lectio brevis. A quell’ora nell’edificio si trovavano soltanto il Preside, alcuni insegnanti, i custodi e il personale di Segreteria. Soltanto la segretaria Marisa Giusti rimase ferita in modo non grave per la caduta del muro divisorio. Il panico fu grande a causa del boato, avvertito in molte zone della città, e a causa del denso fumo nero che usciva un po’ da tutte le parti.

Le gravi responsabilità del Comune erano comunque inequivocabili e sarebbero state gravissime se gli studenti non fossero appena usciti. Il disagio che ne seguì fu enorme sia per vita dell’Istituto sia per il povero preside che si trovò indagato, processato, condannato in primo grado insieme al Sindaco Gemignani e solo dopo molti anni assolto in appello.

E fu così che l’edificio perse la sua agibilità e divenne potenzialmente pericoloso.

Le lezioni dovettero riprendere con orario ridotto e pomeridiano allo Scientifico. Le prove di carico e i sopralluoghi da parte dei tecnici dichiareranno anche negli anni a seguire potenzialmente pericolose tutte le strutture portanti.

Il decennio 70/80 è fatto di prove di carico e stabilità e spostamenti di aule, comincia la triste odissea di una scuola costretta a peregrinare alla ricerca di aule, di palestre e di una sua nuova sede.

Nella primavera del 1980 vengono approvati i progetti per la costruzione di un prefabbricato in località Marco Polo. Iniziati i lavori, inspiegabilmente, nella primavera dell’81 vengono abbandonati. L’8/2/82 registra il crollo di un cornicione. Sul palazzo Moretti viene effettuata una nuova perizia che accerta "le ottime condizioni statiche della copertura”. Il preside Mario Lo Russo il 10/9/82 lascia la presidenza. Gli subentra il prof. Sergio Di Russo e l’anno seguente il prof. Pier Giovanni Peruzzi, che reggerà la scuola dall’83/84 a tutto l’a.s. 1989/90. Andato in pensione il prof. Peruzzi, si susseguono nell’ordine la prof.ssa Raniera Barsanti, il prof. Ugo Testucci, la prof.ssa Licia Ciliberti, la prof.ssa Maria Avanzini, il prof Aldo Fratoianni, il prof. Paolo Pollastrini, la prof.ssa Zambelli Ciarchi, il prof. Tessa, il prof. Vincenzo Colucci ed attualmente la Prof.ssa Antonella Baffetti.

LA VITA DI UNA SCUOLA

La vita di una scuola si identifica con quella delle persone che la vivono quotidianamente e che vi apportano in un modo o nell’altro le loro personali esperienze di vita e di cultura.

Nei 40 anni di vita del Marconi molti gli episodi da raccontare, molte le persone da ricordare, fra queste spicca vivissima la figura di Nilo di cui abbiamo già avuto modo di parlare. Nilo come custode era una figura unica di riferimento per studenti e professori.

La sua arguzia tutta viareggina, il suo impegno, la sua disponibilità, la sua dedizione alla scuola erano notevoli. Nilo prendeva parte a tutte le imprese in cui occorreva disponibilità e fatica. Trattava i ragazzi come fossero suoi figlioli. Li chiamava affettuosamente "albatrelli” e questi da lui accettavano anche richiami e rimproveri. Nilo ci ha lasciati per sempre, ma non il suo ricordo.

Come non parlare di Tarcisio, il francescano insegnante di religione, non passava certo inosservato. Anche se non tutti condividevano le sue idee o i suoi atteggiamenti, tutti ne dovevano poi lodare l’impegno, la sincerità del nobile agire, la incrollabile volontà di capire e aiutare. Ora Tarcisio è nella lontana Bolivia ed opera presso un gruppo di Indios Guarany. Non l’abbiamo certo dimenticato. Anni dopo la sua partenza insegnanti ed alunni diversi da quelli che l’avevano conosciuto, hanno preso a cuore una sua richiesta d’aiuto per la costruzione di un modesto acquedotto, dal quale però dipende il miglioramento delle condizioni di vita di una lontana comunità Guarany. Un buon esempio di cristianesimo militante per noi.

E ancora il prof. Ernesto Marchetti, vice preside nella sede coordinata di Seravezza, valido, efficiente ma soprattutto bravo professore di Dattilografia. A lui si devono numerose coppe e trofei gloriosamente conquistati dalla scuola nei Campionati Nazionali di Steno-Dattilografia di Firenze e Montecatini. Master questi che vedevano partecipanti scuole di ogni parte d’Italia. Notevole era l’impegno e l’abilità richiesti in simili competizioni. Come non parlare del prof. Ezio Contiero che ha dovuto sempre chiudere un occhio e "due orecchie” nell’ardua impresa di insegnare l’inglese ai refrattari giovani versiliesi poco disponibili alla "conversation”,o il segretario Duilio Torre, assistente amministrativo anche lui una delle memorie storiche della scuola.

Altri ancora se ne potrebbero citare, su tutti certo campeggia la figura del preside Lo Russo per tanti anni anima delle lotte del Professionale.

A lui dobbiamo l’affermazione e la crescita del nostro Istituto. È stato un Preside che ha saputo mantenere un contatto umano con i docenti ma soprattutto con gli alunni di cui conosceva e voleva conoscere la storia personale, non solo quella scolastica. Tutto questo è avvenuto in anni difficili, quando la contestazione ha assunto aspetti esasperati e i rapporti personali erano spesso tesi.

Tanto ha lottato e preso a cuore la sua Scuola, incontrando spesso amarezze: niente veniva fatto per la nuova sede e l’incendio del 72 aveva colpito duramente non solo la Scuola ma in modo particolare la sua persona, coinvolta in un processo. I docenti che l’hanno conosciuto e che ancora insegnano nel professionale riconoscono la sua impronta in molte attività dell’Istituto, ma soprattutto hanno apprezzato la sua capacità di rapportarsi con i problemi e con le persone, creando raramente tensioni anche quando si trattava di imporsi. Senza dubbio per i tempi difficili in cui ha retto la Presidenza, per la durata e per le sue capacità è rimasto il "Preside”.

Oggi l'istituto ha sede nelle vecchie scuole elementari della Darsena e presso il collegio Colombo e vede crescere l'indirizzo alberghiero che si è aggiunto agli altri.



   
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